Contratture e rigidità post amputazione: come prevenirle 

Contratture e rigidità post amputazione: come prevenirle 
Contratture e rigidità post amputazione: come prevenirle 

Quando si affronta un evento importante e complesso, come quello dell’amputazione di arto inferiore, una delle prime cose a cui si rivolge l’attenzione è l’iter o il percorso che si è costretti ad affrontare per riacquisire la propria autonomia e tornare a una vita il più possibile simile a quella precedente.

L’obiettivo principale di ogni percorso riabilitativo rivolto a persone che hanno subito un’amputazione di arto inferiore è, nella maggior parte dei casi, il recupero della capacità di deambulare. Per farlo è molto importante che ogni fase venga eseguita con i giusti tempi e sotto la guida di professionisti qualificati.

Ma come mai è importante sottolineare questo aspetto? Prima che il moncone, ovvero l’arto residuo, sia in grado di accogliere una protesi e di avviare con successo l’adattamento protesico, è necessario svolgere un lavoro riabilitativo specifico. Solo in questo modo il paziente potrà proseguire con la riabilitazione protesica, imparare un nuovo schema del passo, migliorare l’equilibrio e tornare progressivamente a camminare. In questa fase iniziale, risulta essenziale prevenire la comparsa di contratture e rigidità muscolari, che possono svilupparsi subito dopo l’amputazione e compromettere l’intero percorso riabilitativo.

In questo articolo ci occuperemo di una delle principali fasi post operatorie che il paziente si trova ad affrontare, ovvero: la prevenzione delle contratture e rigidità muscolari. Per farlo faremo approfondiremo prima il perché si sviluppano le contratture muscolari dopo un’amputazione di arto, poi vedremo alcune pratiche utili per evitarle e infine approfondiremo l’importanza della continuità riabilitativa nel tempo.

Perché si sviluppano contratture e rigidità dopo un’amputazione

Dopo un’amputazione di arto, contratture e rigidità si sviluppano perché il corpo va incontro a molti cambiamenti e fatica ad adattarsi alla nuova condizione. Subito dopo l’intervento, il moncone viene spesso tenuto fermo per proteggere la ferita e per il dolore, ma questa immobilità prolungata riduce il normale movimento delle articolazioni. Quando un’articolazione non viene mossa regolarmente, i muscoli e i tendini che la circondano si accorciano e perdono elasticità, diventando rigidi.

Inoltre, dopo l’amputazione alcuni muscoli non vengono più utilizzati come prima, mentre altri rimangono costantemente in tensione per mantenere l’equilibrio del corpo. Questo squilibrio muscolare porta ad assumere posture scorrette, che nel tempo favoriscono ulteriormente la rigidità. Anche il gonfiore del moncone e la presenza della cicatrice rendono i tessuti più duri e meno flessibili.

Un altro fattore importante è il dolore, che spinge la persona a muoversi meno  e ad evitare certe posizioni. La paura di farsi male o di danneggiare il moncone porta spesso a limitare i movimenti, peggiorando la situazione. Se non si interviene con esercizi specifici e fisioterapia, le articolazioni possono perdere progressivamente la loro normale ampiezza di movimento, causando contratture e difficoltà nelle attività quotidiane.

Come evitare le contratture post amputazione?

Riabilitazione post amputazione di arto inferiore

Dopo un’amputazione, uno degli obiettivi principali del percorso riabilitativo è la prevenzione delle contratture, che consistono in accorciamenti e irrigidimenti involontari e spesso dolorosi di muscoli, tendini e legamenti.

Queste alterazioni possono limitare in modo significativo la mobilità dell’arto residuo e compromettere il recupero del paziente, rendendo più difficile anche il successivo utilizzo di una protesi. Per questo motivo, fin dalle prime fasi della riabilitazione, è fondamentale prestare particolare attenzione al corretto posizionamento del moncone.

Quindi, è possibile evitare le contratture post amputazione? Questa è sicuramente una delle tante domande che un paziente amputato potrebbe porsi. Ed è giusto che si ricevano le adeguate risposte, quindi sì, è possibile evitare le contratture post amputazione, attraverso una serie di esercizi e accorgimenti, come riportato da Ottobock.

In posizione supina, ad esempio, è importante controllare che anca e ginocchio siano completamente estesi, evitando che il moncone rimanga flesso.

Un’altra posizione utile è quella prona: il paziente viene posto sull’addome con la testa rivolta verso il lato opposto, favorendo l’allungamento delle strutture muscolari anteriori.

Molto importante è essere a conoscenza delle azioni da non fare quando il paziente è seduto, soprattutto in caso di amputazione sotto il ginocchio, è essenziale che il moncone sia adeguatamente sostenuto per evitare posizioni scorrette e tensioni inutili. 

L’importanza della continuità riabilitativa nel tempo

Esercizi di riabilitazione post amputazione di arto inferiore

Nel percorso che il paziente è chiamato ad affrontare dopo un’amputazione, è fondamentale tenere presente che il successo riabilitativo dipende da molti fattori, diversi per ciascun individuo. Tuttavia, ve n’è uno in particolare che può davvero fare la differenza, sia nella fase di preparazione del moncone alla protesi, sia nella successiva riabilitazione finalizzata al ritorno alla deambulazione: la costanza, la continuità.

Potrebbe sembrare un concetto scontato o banale, ma in realtà non lo è affatto. Il paziente che si trova ad affrontare un’amputazione deve infatti superare numerose sfide: il recupero post-chirurgico, la riabilitazione con la protesi e, quando necessario, ulteriori sedute per perfezionare il passo o aumentare la sicurezza in se stesso.

Per poter progredire verso le fasi successive del percorso, è indispensabile una continuità riabilitativa nel tempo. Questo perché, se non si previene o non si affronta tempestivamente l’insorgenza di problematiche come le contratture del moncone, oppure se non si mantiene una gestione costante della cicatrice, il moncone potrebbe non essere idoneo ad accogliere la protesi, impedendo di proseguire nel percorso riabilitativo. Lo stesso vale per la fase di riabilitazione con la protesi: senza continuità, i miglioramenti possono tardare ad arrivare, con il rischio di demotivazione, abbandono della protesi e conseguente ricorso alla carrozzina.


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