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Protesi di arto per bambini: cosa sapere?

Protesi di arto per bambini: cosa sapere?
Protesi di arto per bambini: cosa sapere?

Quando si parla di protesi di arto, inferiore o superiore, si pensa spesso che riguardi esclusivamente le persone adulte che, in seguito a una malattia, come un tumore, o a un incidente, hanno perso un arto e hanno bisogno di una protesi per recuperare la propria autonomia.

Anche i bambini, però, possono aver bisogno di una protesi per compensare la mancanza di un arto o di una sua parte, presente dalla nascita oppure conseguente a una malattia o a un trauma.

Che si tratti di un adulto o di un bambino, è importante informarsi e comprendere come accompagnare la persona nel percorso di adattamento alla propria condizione e all’utilizzo della protesi. Per i più piccoli, questo significa rispettare tempi, emozioni e bisogni individuali, aiutandoli a scoprire come la protesi possa sostenerli nelle attività quotidiane e nello sviluppo della propria autonomia.

In questo articolo parleremo dei casi in cui un bambino potrebbe aver bisogno di una protesi, del ruolo che questa può avere fin dall’infanzia e di come possa accompagnarlo nella vita di ogni giorno, tra gioco, partecipazione alle attività scolastiche e conquista dell’autonomia.

Quando un bambino ha bisogno di una protesi di arto?

Bambina protesi arto inferiore

Un bambino può aver bisogno di una protesi per diversi motivi. In alcuni casi, la necessità è legata a un’anomalia congenita che interessa la formazione degli arti. È il caso dell’amelia, ovvero l’assenza totale di uno o più arti, o di forme di dismelia, un termine che comprende diverse anomalie dello sviluppo degli arti e che, a seconda delle caratteristiche, possono limitarne la funzionalità.

In altri casi, il bisogno di una protesi può presentarsi in seguito a un’amputazione resa necessaria da un incidente o da una malattia, che comporta la perdita di un arto o di una sua parte.

Non è possibile elencare qui tutte le condizioni che possono portare un bambino ad aver bisogno di una protesi. Ciò che conta è che il percorso venga definito da un’équipe multidisciplinare di professionisti che, insieme ai genitori, valuti le soluzioni più adatte alle sue esigenze, tenendo conto delle capacità, dell’età e delle attività quotidiane del bambino.

Come vedremo nel prossimo paragrafo, quando indicato dagli specialisti, iniziare un percorso di protesizzazione fin dall’infanzia può aiutare il bambino a familiarizzare con la protesi durante la crescita e sostenere lo sviluppo della sua autonomia. Tempi e modalità devono essere valutati individualmente, nel rispetto delle sue necessità.

L’importantanza della protesi già dalla prima infanzia

Adulti e bambini con protesi

Perché, in caso di malformazione congenita o di amputazione dovuta ad altre cause, è importante valutare fin dall’infanzia quando iniziare a utilizzare una protesi e a prendere confidenza con essa?

I motivi sono diversi. Nei primi anni di vita, i bambini scoprono il mondo attraverso il movimento e il bisogno di esplorare, conoscere, toccare e provare. Per accompagnarli in queste esperienze, è importante offrire loro strumenti e sostegno adeguati, aiutandoli ad affrontare le difficoltà senza scoraggiarsi. Quando indicata, la protesi può essere uno di questi strumenti.

A seconda dell’arto coinvolto e delle caratteristiche del bambino, la protesi può offrire un sostegno nelle attività quotidiane e contribuire alla gestione dell’equilibrio e del movimento. Iniziare a utilizzarla durante la crescita può inoltre aiutare il bambino a familiarizzare con essa e a integrarla nella propria immagine corporea.

I bambini, si sa, amano giocare, e proprio attraverso il gioco possono imparare o reimparare anche gesti complessi. Inserire l’uso della protesi in attività piacevoli e adatte all’età può rendere il percorso più spontaneo e coinvolgente. Questo non significa che per un bambino sia sempre più semplice: anche nell’infanzia possono emergere difficoltà, timori e frustrazioni, che vanno ascoltati e accompagnati con il sostegno della famiglia e dei professionisti.

Infine, iniziare il percorso in età infantile, quando ritenuto opportuno dall’équipe, può favorire una crescente dimestichezza con la protesi e sostenere lo sviluppo dell’autonomia. L’obiettivo è accompagnare il bambino nella crescita, costruendo competenze utili anche nella vita adulta, sempre nel rispetto delle sue esigenze e possibilità.

La vita quotidiana con la protesi: gioco, scuola e autonomia

Giocare con gli amici, vestirsi, partecipare alle attività in classe o provare uno sport: la vita quotidiana di un bambino è fatta di esperienze attraverso cui esplorare, imparare e diventare più autonomo. Il percorso con la protesi deve tenere conto di queste occasioni concrete, partendo da ciò che il bambino desidera fare e dalle difficoltà che incontra.

Familiarizzare con la protesi richiede tempo. Ogni bambino ha ritmi, preferenze e modi diversi di affrontare le novità: alcuni gesti diventano familiari rapidamente, altri richiedono esercizio, tentativi o adattamenti. È importante lasciare spazio anche alla stanchezza e alla frustrazione, ascoltandole senza trasformare ogni attività in una prova da superare. Il gioco può offrire occasioni per sperimentare i movimenti e prendere confidenza con la protesi in modo spontaneo.

Famiglia, scuola e professionisti possono accompagnare questo percorso lavorando insieme. A casa, significa incoraggiare il bambino a provare, aiutandolo quando serve senza sostituirsi a lui in ogni gesto. A scuola, significa creare le condizioni perché possa partecipare alle attività con i compagni, valutando eventuali adattamenti ed evitando esclusioni dettate dal timore che possa trovarsi in difficoltà. 

Il confronto con l’équipe permette di affrontare gli ostacoli concreti e individuare soluzioni adatte anche al gioco e allo sport. L’obiettivo è dare al bambino lo spazio per conoscere le proprie possibilità, esprimere ciò di cui ha bisogno e costruire fiducia nelle proprie capacità.

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