Protesi provvisoria e protesi definitiva: differenze e cosa aspettarsi durante il percorso?

Protesi provvisoria e protesi definitiva: differenze e cosa aspettarsi durante il percorso?
Protesi provvisoria e protesi definitiva: differenze e cosa aspettarsi durante il percorso?

L’amputazione di arto inferiore porta con sé una lunga serie di dubbi e domande che, spesso, non aiutano il paziente a vivere il percorso con la giusta consapevolezza che in questi casi è fondamentale per sentirsi più pronti ad affrontare ciò che si dovrà vivere.

E quindi, cosa succede dopo l’amputazione? L’obiettivo spesso, laddove questo sia possibile, è quello di tornare a camminare e ritrovare l’autonomia deambulatoria.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario l’utilizzo di una protesi, ma prima di arrivare a poterla indossare è indispensabile che il moncone (l’arto residuo) sia completamente guarito dalla ferita dell’amputazione e che l’edema si sia ridotto. La zona intorno all’arto residuo, infatti, tende inizialmente a gonfiarsi e questo, oltre a poter provocare dolore e fastidio al paziente, potrebbe anche compromettere l’adattamento alla protesi, poiché il moncone non mantiene ancora una misura stabile.

Inoltre, è molto importante anche la fase di desensibilizzazione del moncone: solitamente la pelle è molto sensibile e, prima che questa entri in contatto con la protesi, è necessario ridurre il rischio di fastidio e dolore durante l’utilizzo.

Tornando al fatto che, dopo l’amputazione, per tornare a deambulare è necessaria la protesi, è importante che il paziente conosca anche un altro aspetto fondamentale: le protesi possono essere di due tipi, protesi provvisorie e protesi definitive.

Il nome di entrambe può già far intuire quando e perché venga utilizzata l’una o l’altra, ma vediamolo nello specifico in questo articolo del nostro blog.

Protesi provvisoria: cos’è e qual è il suo ruolo nel percorso di riabilitazione?

Ragazzo che porta una protesi provvisoria

La protesi provvisoria è la protesi che viene fornita alla persona subito dopo aver subito un’amputazione.

Si chiama così perché consente all’amputato di avere un primo approccio con la protesi. Nei casi in cui il suo utilizzo risulta realmente possibile e utile, perché, come è importante ricordare, non sempre è immediatamente indicato, è possibile iniziare a caricare una parte del peso sull’arto e svolgere i primi esercizi. 

Infatti, se la guarigione della cicatrice del moncone non è ancora completa, se l’edema non si è ridotto e le misure del moncone non sono stabili, indossare una protesi può risultare complesso. Quando invece le condizioni lo permettono, la protesi provvisoria ha un impatto positivo sia sull’adattamento del moncone alla protesi sia sul percorso riabilitativo, favorendo il recupero graduale dell’autonomia nella deambulazione.

Essendo, appunto, una protesi provvisoria, il paziente la utilizzerà per un periodo di tempo limitato, fino a quando le fluttuazioni del volume del moncone si saranno ridotte. Solo a quel punto, e dopo la valutazione dell’équipe medica, sarà possibile procedere con la realizzazione e l’applicazione della protesi definitiva.

Protesi definitiva: cos’è e qual è la sua importanza nel lungo termine?

La protesi definitiva rappresenta una tappa fondamentale nel percorso riabilitativo della persona amputata, poiché segna il passaggio da una fase di adattamento iniziale a una condizione di maggiore stabilità e di comfort.

Dopo l’utilizzo della protesi provvisoria e il completamento delle prime terapie riabilitative, il corpo raggiunge un equilibrio più stabile: il moncone si modifica progressivamente, ma con il tempo le variazioni di volume tendono a ridursi, consentendo una progettazione più precisa e personalizzata. In questa fase diventa possibile realizzare la protesi definitiva, che si adatta precisamente alle caratteristiche anatomiche e funzionali del singolo paziente.

La protesi definitiva restituisce autonomia, sicurezza e qualità della vita, permettendo alla persona di recuperare gesti, movimenti e attività in modo più naturale e armonico. Grazie alla realizzazione della protesi su misura e alla scelta mirata dei materiali e delle componenti, questa protesi diventa parte integrante del corpo, favorendo un’integrazione fisica e psicologica che contribuisce in modo decisivo al benessere complessivo dell’individuo e al suo reinserimento nella vita sociale e lavorativa.

Dalla protesi provvisoria a quella definitiva: cosa aspettarsi?

Ragazza con protesi di arto inferiore che passeggia tranquilla con un'amica

Il passaggio dalla protesi provvisoria a quella definitiva rappresenta per il paziente un momento delicato ma altamente significativo, carico di aspettative e cambiamenti.

Dopo una fase iniziale in cui la protesi provvisoria ha svolto il ruolo di strumento di adattamento fisico e funzionale, la protesi definitiva segna l’inizio di una nuova normalità, più stabile e duratura.

Questo passaggio ha un forte impatto psicologico: aumenta la fiducia in se stessi, si rafforza la percezione di autonomia e si riduce la sensazione di precarietà tipica della fase iniziale del percorso riabilitativo.

Dal punto di vista pratico, il percorso verso la protesi definitiva richiede qualche passaggio in più, ma è un processo graduale. Si parte da una nuova valutazione del moncone, che nel frattempo si è stabilizzato, per poi riprender le misure e scegliere, con l’equipe, le componenti più adatte allo stile di vita della persona. Spesso sono necessarie una o più prove, piccoli aggiustamenti e qualche controllo iniziale per assicurarsi che tutto sia davvero confortevole.

È normale percepire differenze nei primi giorni, ma con il tempo la protesi definitiva diventa sempre più familiare. L’obiettivo non è solo consegnare un dispositivo, ma arrivare a una soluzione che funzioni davvero nella quotidianità.

Ovviamente, la protesi definitiva da sola non è sufficiente: è necessario un percorso di riabilitazione specifico e personalizzato. Presso il nostro Istituto, Rehabile, il percorso prosegue in stretta collaborazione con i tecnici ortopedici, garantendo che la protesi diventi sempre più funzionale e performante.

La riabilitazione del paziente amputato si concentra sulla deambulazione, con un’analisi accurata del passo, sia nell’ambiente protetto della nostra palestra di 100 m², sia all’esterno, affrontando percorsi con scale e superfici irregolari.
Gli obiettivi vengono stabiliti insieme al paziente, con un focus costante sul recupero dell’autonomia nelle attività quotidiane.

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